19/02/2008

Alcune regole dell'etica hacker...

Vorrei proporvi una sorta di codice di vita che ogni hacker deve/dovrebbe rispettare:

  • L'accesso al software è illimitato e generalizzato. L'imperativo è "hands-on", cioè il "metterci su le mani".
  • Le informazioni veicolate nel software devono essere libere, al di fuori di ogni controllo proprietario. Dovere etico degli hacker è infatti la condivisione del proprio sapere e delle proprie esperienze con la comunità d'appartenenza in cui dominano i criteri legati alla fedeltà, lealtà, supporto reciproco, aspettative di condotta normativa. In tali comunità informatiche ci si scambiano account, si copiano le ultime versioni del software e chi ha una maggiore conoscenza la condivide con chi non ne ha altrettanta, mettendo in gioco un "saper fare" programmato al servizio di un "far sapere". 
  • L'hackeraggio per esplorazione, miglioramento e divertimento è ritenuto un'attività eticamente corretta fino al momento in cui non vengono commessi intenzionalmente furti, atti di vandalismo, danni ai sistemi informatici; infatti è contro l'etica-hacker alterare i dati che permettono di identificare le proprie tracce, evitando così d'essere riconosciuti.
  • Lo spirito hacker incoraggia l'esplorazione e sollecita il libero flusso delle informazioni. Il sogno, l'utopia hacker, come sintetizza Levy (1996), è portare i "computer alle masse, i computer come giradischi" livellando in questo modo le ineguaglianze di classe. Il computer, e con esso la tecnologia, viene ricontestualizzato e ricollocato in un contesto alternativo a quello dominante: non più, cioè, strumento di potere nelle mani delle classi egemoni, ma strumento periferico di produzione di significati e culture.  
  • Gli hacker fanno emergere una certa estetica dello stile di programmazione. Il codice del programmazione possiede una bellezza propria in quanto è possibile individuare un programma perfetto che, spinto al massimo delle sue potenzialità, può liberare la mente e lo spirito. Ogni programma dovrebbe essere infinitamente flessibile al fine di espandere le possibilità dell'utenza.
  • Gli hacker condividono un gergo comune che è il vero e proprio sedimento della cultura hacker. Tale linguaggio è determinante nella formazione dell'identità socio-culturale: una sorta di marchio di unicità sulla cultura hacker che ne riflette la costante evoluzione.

Gli hacker si riconoscono in un simbolo (il Glider), cosi come i sostenitori di Linux si identificano nel simbolo del pinguino. Il glider è uno schema che deriva da una simulazione matematica chiamata "gioco della vita". In questa simulazione, semplici regole sul comportamento di punti all'interno di una griglia danno vita a fenomeni estremamente complessi e interessanti. Nel Gioco della Vita, semplici regole di cooperazione con l'ambiente circostante portano a una serie di situazioni inaspettate e sorprendentemente complesse, che non possono essere previste a partire dalle regole. In questo senso vi è un netto parallelismo con il modo in cui fenomeni inaspettati e sorprendenti, come lo sviluppo open-source, emergono dalla comunità  hacker. Qui di seguito viene riportato graficamente il simbolo del Glider.

Un'altra possibile interpretazione del Glider è questa:

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Alcuni spunti di interesse riguardo alle regole della cultura/etica hacker sono:

articolo su repubblica

etica hacker: norme, valori e convinzioni

Glider: simbolo hacker universale

14:05 Scritto da: Francesca.gruppo6 in tecnologia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

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