28/03/2008

Consiglio bibliografico : "MANIFESTO HACKER"

                               5a9292c4dfa9765f457a5787da776e5d.gif        "Un manifesto hacker. Lavoratori di tutto il mondo unitevi!!" non è un libro sulla sicurezza informatica o sulle ultime novità in tema di attacchi a siti Web. Si tratta di un testo ideologico e filosofico sulla classe di quelli che l'autore, Wark Mckenzie, definisce "lavoratori immateriali". Questi ultimi sono coloro che "astraggono i mondi nuovi", siano essi linguaggi di programmazione, file musicali o codici matematici e svolgono tale ruolo sociale all'interno dell'odierna knowledge society.

"Manifesto Hacker" è un libro denso di riferimenti culturali e assume un carettere multidisciplinare: esso passa infatti dalla filosofia alla sociologia per poi approdare alla teoria dei media, di cui l'autore stesso è professore universitario.

L'intento cardine del saggio è quello di provocare una presa di coscienza da parte della comunità di sviluppatori open source, definita da McKenzie in questi termini : "Eppure non sappiamo ancora bene chi siamo. Questa è la ragione per cui questo libro cerca di rendere manifeste le nostre origini, il nostro scopo e i nostri interessi". La classe degli hacker deve allora prendere rapidamente atto della propria importanza sociale a livello globale, agendo attivamente e in maniera sia costruttiva che collaborativa nel rapporto con il mondo che essa stessa aiuta ad edificare.

La classe degli hacker, in qualità di vera e propria classe sociale, entra spesso in conflitto con due soggetti: da un lato i governi che cercano di controllarne la portata innovativa e dall'altro la "classe vettoriale", ovvero quelle persone che posseggono i mezzi di produzione e che possono controllarne la distribuzione. I brevetti e i copyright sono gli strumenti attraverso i quali la classe vettoriale cerca di monopolizzare i prodotti informatici limitando, in questo modo, l'operato libero ed aperto delle comunità sviluppatrici di software open source.

Il libro segue una forma apodittica. Ogni pagina riporta infatti diversi tracciati di pensiero, raccolti in 17 capitoli dedicati a varie forme di espressione della cultura hacker: classe, istruzione, hacker, informazione, produzione, etc.

Nella prospettiva degli hacker, il percorso storico diventa il tracciato percorribile solo della classe dominante, che deve essere perciò scardinata, sostituita da comunità aperte alla cooperazione e infine liberata dalla "comunicazione mercificata". Infatti:

  • L'Informazione "vuole essere libera ma è in catene ovunque";
  • L'Istruzione è "schiavitù" che produce solo braccia utili ad occuparsi delle macchine.

Quindi l'Hacking non si configura come  un crimine informatico, come vorrebbero gli stessi "interessi vettoriali", ma come lo strumento per investigare cosa c'è oltre il reale, cosa c'è nel virtuale ed esprimerlo nel mondo. 
 

"Manifesto Hacker" si rivolge a tutti coloro che usano la propria creatività e il proprio stile espressivo per andare oltre i limiti del possibile e del conoscibile. Un hacker è colui che dà vita e rinnova attivamente la società dell'informazione con cui interagiamo giorno dopo giorno.

Buona lettura!! :-)

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